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Simonetta Gagliano

"SENSUALITA' E SPIRITO"

presso l'HOTEL CENTRAL PARK, via G. Moscati, 7 - Roma (catena MÖVENPICK)
dal 14 febbraio al 10 giugno 2005

Il senso accade

Simonetta Gagliano è prima di tutto con certezza, pittrice. Essere pittrice significa essere capace di traslare in immagini i dinamismi della sensibilità. Simonetta è pittrice colta. Usando il termine colto intendo dire che la sensibilità dell’artista è colta perché è come se avesse fisiologizzato un elevato numero di informazioni visive, (del Novecento), che però usa per i propri scopi, così che il suo istinto sembra contaminato dal virus della storia, ma tuttavia senza modificare la propria natura. I frammenti di immagini lontane, le tracce della memoria storica, si depositano sulla tela come elementi vaganti. Vagano senza un progetto, come attori che non conoscono il copione e attendono che una misteriosa sinergia della psiche agisca identificando il senso di cui Simonetta si era negata la ricerca.

Dico questo per evitare che la pittura di questa artista possa essere letta come un fare che sostituisce l’impulso della prevedibilità creativa la certezza della citazione. Al contrario, Simonetta Gagliano non contraddice l’affermazione che l’opera per essere tale deve andare oltre gli orizzonti della conoscenza, ma anzi è convinta che l’arte non coincida con la storia dell’arte, così come l’uomo nel suo mistero complesso non coincide con la storia. Simonetta sa che il destino dell’artista è il suo moto insoddisfatto per trovare e non definire il proprio io. Sa che l’opera è una sua risposta in bilico sul non senso della vita e alla quale concorrono infinite domande consapevoli e inconsapevoli ed alla quale concorre l’azione dei venti della casualità: l’opera accade mentre inseguiamo la nostra cometa. L’artista, come l’uomo, è un viandante dello sconosciuto e Simonetta sa che la cosmicità del nucleo della personalità è indefinibile, ma capace di definire i sensi liberi, sa che le nubi incorporee determinano la tempesta e che per mirare con l’arco è meglio chiudere gli occhi. Occorre muovere da una condizione di spaesamento, cioè non in continuità coerente con il già pensato. Seguendo la linea di pensiero di Masson, Simonetta sa che occorre portare il concetto di spaesamento alle estreme conseguenze, cioè sino ad annullare in qualche modo, la propensione abbecedaria del gesto che il corpo esegue in continuità con sé e la sua organizzazione. Occorre rompere lo schema coerente della mente logico-formale per appropriarsi di quella libertà che Masson cercava di procurarsi attraverso il gesto automatico che inibiva la tentazione dell’intenzione. Simonetta è convinta, come Jacques Lacan che essa cita, che la verità non stia nella coscienza conclusa, ma in ciò che in essa non è ancora pervenuto.[…]

Questo preambolo solo per dire che credo che Simonetta lavori in questa direzione. Lei pone se stessa come elaboratore dell’aggregazione delle forme. Ha fede nella vitalità del nucleo profondo della sua personalità. Ha fede nel grande magazzino informativo che l’archivista nucleare gestisce. Vorrebbe che quel misterioso archivista le fornisse una traccia delle sue indefinibili vuote strategie. E questo per restare fedele alla propria natura che di fatto sospinge il suo destino di artista. Questo per vivere valenze straordinarie, che roteando e contrapponendosi nello spazio tangenziale della mente, determinano una sorta di tempo senza tempo, entro il tempo della storia e conquistando non il futuro, ma il futuribile. Simonetta sa che l’opera è ciò che accade, mentre inseguiamo ad occhi chiusi la nostra cometa.

Ennio Calabria

 

Sensualità e Spirito, olio su tela, cm 180x200, 2004

 

mostra personale

con il patrocinio di:

COMUNE DI ROMA

Libera Accademia di Belle Arti di Roma

Hotel Central Park

 

Ultimo aggiornamento: 06.04.2008 9:59 AM

 


   
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