


{"id":76638,"date":"2022-07-22T12:55:39","date_gmt":"2022-07-22T10:55:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unirufa.it\/?p=76638"},"modified":"2022-07-22T13:03:34","modified_gmt":"2022-07-22T11:03:34","slug":"intervista-a-massimo-brandellero-founder-di-the-id-factory","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unirufa.it\/es\/2022\/07\/22\/intervista-a-massimo-brandellero-founder-di-the-id-factory\/","title":{"rendered":"Intervista a Massimo Brandellero, Founder di The ID Factory"},"content":{"rendered":"<p class=\"qtranxs-available-languages-message qtranxs-available-languages-message-es\">Disculpa, pero esta entrada est\u00e1 disponible s\u00f3lo en <a href=\"https:\/\/www.unirufa.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/76638\" class=\"qtranxs-available-language-link qtranxs-available-language-link-it\" title=\"IT\">IT<\/a> y <a href=\"https:\/\/www.unirufa.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/76638\" class=\"qtranxs-available-language-link qtranxs-available-language-link-en\" title=\"EN\">EN<\/a>.<\/p><h3>Nuovo appuntamento del format \u201cFashion &#038; Sustainability \u2013 Let\u2019s Talk\u201d.<br \/>\nGuenda Cermel, coordinatrice del corso in Fashion Design Sostenibile, si confronta con Massimo Brandellero, Founder dell&#8217;impresa innovativa The ID Factory.<\/h3>\n<p>&nbsp;<br \/>\nCaso studio rilevante del settore Fashion, <strong><a href=\"https:\/\/theidfactory.com\/\" rel=\"noopener\" target=\"_blank\">The ID Factory<\/a><\/strong> aiuta tutte le persone che lavorano \u201cdietro\u201d al prodotto a comunicare tra loro, mettendo in contratto oltre 500 aziende per rendere la <strong>supply chain tracciabile e trasparente<\/strong>. Una piattaforma innovativa che nasce dalla crescente <strong>domanda di trasparenza<\/strong> da parte dagli acquirenti: l\u2019obiettivo \u00e8 quello di fornire ai brand del mondo del fashion \u2013 con supply chain molto complesse e dislocate per il mondo \u2013 un servizio che permetta di monitorare tutti i flussi e movimenti che accadono: ordini, date consegna, conferme d\u2019ordine e spedizioni, dal fornitore fino al cliente.<\/p>\n<h4><span style=\"color: #00b450;\">The ID Factory \u00e8 impegnata nel supporto e nell\u2019implementazione della sostenibilit\u00e0 del fashion. Come si iscrive in questa catena del valore il contributo del fashion designer? Quali sono le domande cruciali che dovrebbe porsi?<\/span><\/h4>\n<p>&nbsp;<br \/>\nUn fashion designer in questo panorama nell&#8217;industria della moda prima di tutto deve guardare senza preconcetti a quello che la moda sostenibile \u00e8.<br \/>\nCi sono ancora bias cognitivi che la caratterizzano come limitativa o non estetica, quando invece oggi la realt\u00e0 \u00e8 che la tecnologia, la ricerca e l&#8217;innovazione si rivelano come preziosi alleati per il designer e per la sua creativit\u00e0.<br \/>\nInoltre il designer deve avere la consapevolezza che le sue scelte hanno un impatto molto importante se sono fatte includendo i principi fondamentali del circular design.<\/p>\n<h4><span style=\"color: #00b450;\">The ID Factory, con i suoi servizi, incide lungo tutta la filiera moda, in particolare a monte, nel tracciare la supply chain, e a valle, nel fornire informazioni trasparenti al mercato. In mezzo c\u2019\u00e8 la visione dell\u2019imprenditore e la consapevolezza del cliente. Come si evolve la mentalit\u00e0 corrente verso una maggiore coscienza degli impatti delle proprie scelte fashion, sia produttive, che di consumo?<\/span><\/h4>\n<p>&nbsp;<br \/>\nLato clienti, la consapevolezza ha innescato un meccanismo per cui ci si continua a informare, si approfondisce il tema e si pretendono dai brand trasparenza e risposte.<br \/>\nSono sicuramente cambiate anche le abitudini di acquisto: una persona informata tende a comprare meno e meglio, privilegiando realt\u00e0 artigianali, usato o second hand. Inizia ad esserci pi\u00f9 educazione attorno al costo di un singolo prodotto, a cui si guarda non solo in termini di prezzo, ma anche di valore.<br \/>\nStessa cosa per quanto riguarda i processi produttivi e il desiderio di informarsi su come prendersi cura dei capi per aumentarne la durata.<\/p>\n<h4><span style=\"color: #00b450;\">Possiamo dire che lo shopping sta piano piano tornando ad essere un momento di cui godere, un\u2019occasione coinvolgente, specie se i consumatori hanno accesso anche al racconto della storia che c\u2019\u00e8 dietro al prodotto.<\/span><\/h4>\n<p>&nbsp;<br \/>\nIn questo senso sta cambiando la visione imprenditoriale e delle aziende: c\u2019\u00e8 tutto l\u2019interesse di venire incontro ai desideri dei consumatori attraverso una narrativa coinvolgente che riguarda il singolo capo, dalle materie prime con cui \u00e8 realizzato, che prosegue lungo tutta la filiera, per arrivare al prodotto finito.<br \/>\nTutto ci\u00f2 \u00e8 possibile tramite Digital ID o passaporto di prodotto, che tramite la scansione di uno smart tag, ne racconta la storia: come \u00e8 nata l\u2019idea, dove e chi l\u2019ha realizzata e, nel caso di un prodotto riciclato o second hand, chi lo ha indossato prima di noi o, addirittura, cos\u2019era il prodotto prima della sua attuale forma. Grazie alle tecniche attuali, uno zaino pu\u00f2 diventare un costume, un paio di occhiali in possono trasformarsi in una giacca.<br \/>\nA proposito di filiera, notiamo un cambiamento nel modo in cui il brand concepisce tutti gli altri attori: non vengono pi\u00f9 visti come semplici fornitori, ma come partner di una catena di valore. Tutti sono interdipendenti, perch\u00e9 il contributo di ognuno permette di arrivare all\u2019obiettivo finale, che \u00e8 e deve essere condiviso. C\u2019\u00e8 quindi pi\u00f9 attenzione alla <strong>componente umana, alle condizioni dei lavoratori, all\u2019educazione, all\u2019inclusivit\u00e0 e alla parit\u00e0 di genere.<\/strong><br \/>\nSenza dimenticare l\u2019ambiente: c\u2019\u00e8 molta pi\u00f9 attenzione riguardo gli aspetti di <strong>compliance, alla gestione degli sprechi e alla prevenzione dell\u2019invenduto.<\/strong><br \/>\nNon voglio dire che questa sia oggi la regola nell&#8217;industria della moda ma si percepisce un <strong>forte cambiamento in atto<\/strong> in questa direzione<br \/>\nEd \u00e8 una piega che fa ben sperare per il futuro.<\/p>\n<h4><span style=\"color: #00b450;\">Come si pu\u00f2 contrastare il Greenwashing in maniera propositiva?<\/span><\/h4>\n<p>&nbsp;<br \/>\nIl Greenwashing \u00e8 qualcosa di pervasivo, che riguarda ognuno di noi. Una bestia che si nasconde nell\u2019ombra e si nutre di inconsapevolezza.<br \/>\nProprio di recente abbiamo tenuto un panel discussion dal titolo <em>\u201cHow to fight Greenwashing\u201d<\/em>, che ha registrato molte adesioni, anche da parte di profili alti del settore moda.<br \/>\nAbbiamo affrontato il tema sia dal punto di vista dei brand, ma anche di quello della comunicazione e legale, con ospiti del mondo B Corp.<br \/>\nLa soluzione a cui siamo arrivati \u00e8 che per combatterlo dobbiamo essere chiari, sinceri e trasparenti. In una parola: abbiamo bisogno dei dati.<br \/>\nIl mondo monda \u00e8 vittima di un retaggio basato su <strong>slogan e claim eclatanti<\/strong>: fino a poco tempo fa i dati erano utilizzati per difendersi dalle richieste della legge, della compliance o degli investitori di turno.<br \/>\nOggi i dati, invece, possono essere usati in maniera proattiva, come se fossero una spada, anzich\u00e9 uno scudo.<br \/>\nPi\u00f9 siamo <strong>ossessionati dai dati<\/strong>, pi\u00f9 li raccogliamo, processiamo e mettiamo a sistema, e pi\u00f9 le zone d\u2019ombra si diradano. I dati ci danno una visione chiara di quello che abbiamo fatto, ma soprattutto dove stiamo andando. Di conseguenza ci aiutano ad aggiustare il tiro.<br \/>\nPossedere informazioni strutturate e certificarle grazie al supporto della tecnologia, che le rende immutabili, significa poter comunicare al consumatore finale, ma anche a tutti gli stakeholder, senza paura di essere messi in discussione.<br \/>\nSignifica raggiungere la trasparenza. Quando si \u00e8 pienamente trasparenti, si \u00e8 gi\u00e0 andati anche oltre la fiducia, rincorsa da molti, e questo \u00e8 un lusso che hanno ancora in pochi.<\/p>\n<h4><span style=\"color: #00b450;\">Il paesaggista filosofo Gilles Cl\u00e9ment dice che disegnando un giardino \u00e8 bene fare quanto pi\u00f9 a favore della natura e quanto meno contro. \u00c8 una metafora applicabile anche al concetto di sostenibilit\u00e0 nella moda. Quali sono i mezzi che The ID Factory pone al servizio delle aziende fashion per diventare pi\u00f9 sostenibili?<\/span><\/h4>\n<p>&nbsp;<br \/>\nC\u2019\u00e8 una citazione di William E. Dening, che condivido totalmente, che dice: <em><strong>\u201cSenza dati sei solo un\u2019altra persona con un\u2019opinione.\u201d<\/strong><\/em><br \/>\nI dati di per s\u00e9 non sono n\u00e9 buoni, n\u00e9 cattivi: la differenza sta tutta nel come si usano, per quali scopi.<br \/>\nIl nostro obiettivo come The ID Factory \u00e8 quello di rendere l\u2019industria della moda pi\u00f9 tracciabile e trasparente possibile e raggiungere questo obiettivo significa mettere i brand nella condizione di avere il controllo. Ottenere visibilit\u00e0 lungo la filiera, grazie alla raccolta di dati in modo strutturato, significa poter fare delle scelte strategiche in modo tempestivo, chiaro e soprattutto nella direzione di ci\u00f2 che \u00e8 veramente importante per il proprio business.<br \/>\nSenza visibilit\u00e0, senza dati non solo \u00e8 molto complesso prendere decisioni informate, ma diventa impossibile individuare le criticit\u00e0 e porvi rimedio.<br \/>\nGrazie alla tracciabilit\u00e0 i brand hanno il pieno controllo sulle loro scelte, possono garantire trasparenza ai loro clienti, sono consapevoli dell\u2019impatto che hanno in qualunque momento.<\/p>\n<h4><span style=\"color: #00b450;\">The ID Factory si serve della tecnologia come abilitatore, uno dei suoi punti di forza \u00e8 l\u2019elaborazione di un passaporto digitale dei capi, che permette al cliente di reperire tutte le informazioni che impattano sulla sua sostenibilit\u00e0: materiali, fornitori, etc. Oggi \u00e8 utilizzato solo per le nuove produzioni o anche nel campo dell\u2019up-cycle\/ re-cycle? Prevedete che un domani possa dare informazioni anche sul design?<\/span><\/h4>\n<p>&nbsp;<br \/>\nAd oggi il product passport \u00e8 usato solo per nuove produzioni con l\u2019obiettivo di dare visibilit\u00e0 in tempo reale al brand e agli attori di filiera sui processi produttivi, con l\u2019opportunit\u00e0 di condividere le informazioni sull\u2019origine del prodotto anche al consumatore finale.<br \/>\nL\u2019utilizzo di un identificativo univoco associato ai materiali e al prodotto finito (QR Code) permette, inoltre, la stima puntuale in and out del materiale usato in produzione, al fine di avere visibilit\u00e0 sullo scarto di produzione e permettere sulla base di tali informazioni l\u2019implementazione di sistemi per l\u2019industrial upcycling del pre-consumer waste identificato e tracciato lungo la filiera.<br \/>\nIn altre parole le opportunit\u00e0 di up-cycling sono legate non al post consumer (ad esempio, un vestito gettato) ma al pre consumer (ovvero gli scarti da taglio o deadstock). Quanto alle informazioni sul design, possono essere fornite nel momento in cui il brand le ritiene determinanti, per cui dipende molto da caso a caso. In funzione di questo The ID Factory ha sviluppato un sistema dinamico di raccolta dati, che pu\u00f2 essere personalizzato in base alla tipologia di dati utili al brand, che ritiene di interesse per i suoi consumatori finali.<br \/>\nIl valore aggiunto della nostra soluzione \u00e8 l\u2019<strong>automazione della raccolta dati<\/strong>, al fine di facilitare la condivisione delle informazioni.<\/p>\n<h4><span style=\"color: #00b450;\">Il punto 17 dell\u2019Agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile, si riferisce al lavorare insieme su obiettivi comuni. The ID Factory \u00e8  una BCorp. Avete un network di aziende fashion unite dagli stessi principi? Quali sono i vostri obiettivi comuni? Come li monitorate?<\/span><\/h4>\n<p>&nbsp;<br \/>\nSiamo diventati <strong>B Corp nel giugno 2021<\/strong> dopo un grande lavoro, ma siamo sempre stati convinti che la certificazione non fosse un punto di arrivo, ma l\u2019inizio di un nuovo percorso. Tra le altre cose ci siamo resi conto che per generare un impatto positivo, che faccia davvero la differenza, non si pu\u00f2 essere da soli: c\u2019\u00e8 bisogno di scambio continuo, contaminazione, confronto, supporto.<br \/>\nPer questo, pochi mesi dopo l\u2019ottenimento della certificazione abbiamo lanciato un nuovo progetto, <strong>B Corp B Fashion.<\/strong> B Corp B Fashion \u00e8 <strong>la prima community <\/strong>all\u2019interno dell\u2019ecosistema B Corp che punta a riunire in un unico posto tutte le B Corp del mondo moda, ma anche quei brand fashion che vogliono diventarlo.<br \/>\nVogliamo promuovere <strong>un modello di moda rigenerativa e sostenibile<\/strong> e lo facciamo condividendo tra i nostri iscritti best practices, idee e spunti, che possono venire sia da realt\u00e0 consolidate, ma anche da coloro che si sono appena affacciati al mondo delle B Corp.<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<h4><a href=\"https:\/\/theidfactory.com\/\" rel=\"noopener\" target=\"_blank\">Scopri di pi\u00f9 su The ID Factory<\/a><\/h4>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Disculpa, pero esta entrada est\u00e1 disponible s\u00f3lo en IT y EN.Nuovo appuntamento del format \u201cFashion &#038; Sustainability \u2013 Let\u2019s Talk\u201d. 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