Un progetto di city branding partecipato di un quartiere multiforme, vitale, innovativo e tradizionale allo stesso tempo. Seguendo le esperienze nord ed extra europee, un Distretto culturale evoluto si costruisce attraverso la definizione e il racconto dell’identità. Strumento indispensabile per qualificare il territorio e farlo crescere, sia dal punto dell’attrattività che della coesione sociale.
I progetti di place design ci mostrano quanto l’idea di immagine coordinata sia mutata. Dalle esperienze del modernismo degli anni sessanta (lo “stile svizzero”), segnate da un astrattismo geometrico universalizzante e funzionalista, risposta etica alla comunicazione “statuaria” cara ai nazionalismi nichilistici della seconda guerra mondiale, si passa all’international style delle grandi corporation multinazionali nel dopoguerra, che sempre si rifanno alla scuola elvetica. Dopo le rotture postmoderne nei confronti del rigorismo funzionalista, assistiamo oggi ad uno stile che abbandona l’omogeneità formale, l’identità statica e riproducibile (metafora della grande fabbrica fordista e della sua produzione omogenea di merci), e abbandona anche lo stile soggettivista compulsivo postmoderno, e gli artefatti si sforzano di veicolare sempre più concetti complessi quali resilienza, ecosistemi, community: dalle strutture gerarchiche novecentesche “ad albero”, incontriamo i rizomi decentrati post strutturalisti di deleuziana memoria, oggi quanto mai utili a rappresentare soggettività collettive, esperienze fusionali, identità relazionali, più che la vuota metafisica del soggetto postmoderno.
Di fatto i progettisti lavorano alla visualizzazione dei limiti della forma, stabiliscono quanto e come una struttura sia in grado di risultare riconoscibile allorquando è sottoposta a degli stimoli che variano di intensità nel tempo. Si lavora quindi su delle guidelines, su delle condizioni a priori da stabilire, e si abbandona il controllo puntuale delle infinite combinazioni che le variabili del sistema dinamico possono generare, senza però rassegnarsi al caos.





