Federico Yang Maoloni

Classe: 1993
Nazionalità: Italiana | Italian
Corso di laurea: Cinema

 
Nato a Marino nel ’93 da padre Italiano e madre Cinese, Federico Yang Maoloni ha la sfortuna d’essere folgorato dalla passione per il Cinema solo al primo anno di Giurisprudenza. Sfuggito per un soffio ad una vita a firmare contratti con una calligrafia ridicolmente infantile, approda al corso triennale di Cinema della Rufa. Forgiato dal fuoco di mille set (vi stringo virtualmente la mano se avete riconosciuto la citazione), si laurea con 110 e lode portando una tesi molto allegra su Cinema e lavoro del lutto. Prosegue gli studi in America entrando nel Master of Fine Arts di Cinema della San Francisco State University (ammettono circa 15 studenti l’anno, quindi permettetemi di gongolare). Al momento – 2021 – sta progettando un cortometraggio per la tesi del master.
 

L’utilità sociale del cinema come lavoro anticipato del lutto

Nel libro “Lavoro del lutto, melanconia e creazione artistica”, di Massimo Recalcati, è riportata la seguente domanda: qual è il messaggio sociale, etico, dell’opera d’arte?

La risposta è che l’opera d’arte può avere un impatto sociale nella misura in cui è testimonianza dell’esistenza di qualcosa che non può mai essere integrato nel conformismo del principio di realtà, dimostrando che l’ordinarietà dell’esistente è una forma di alienazione.

Rielaborando le teorie freudiane e lacaniane è possibile ricavare una teoria
sull’utilità sociale dell’arte, e del cinema in particolare, che si prova a sviluppare in questa tesi. Né con Platone quindi, per cui l’artista è un nemico della polis, né con chi sostiene che l’arte sia un conforto all’angoscia individuale.