Sarah Signorino

Classe: 1995
Nazionalità: Italiana | Italian
Corso di laurea: Arte Cinematografica | Film Arts

 
Sarah Signorino è nata a Messina il 7 Novembre 1995. Cresciuta in un contesto familiare in cui il racconto per immagini si tramanda da generazioni, dopo il liceo ha conseguito la Laurea triennale in Discipline delle Arti della musica e dello spettacolo a Messina, per poi proseguire a Roma spinta dall’interesse di conoscere il cinema concretamente. Iscritta al biennio di “arte cinematografica” presso la Rome University of Fine Arts, ha conosciuto nuovi linguaggi e visioni sperimentando varie tecniche, prendendo parte a numerosi set di cortometraggi e documentari, curandone la regia di quattro di cui uno in pellicola girato con una troupe internazionale. Attualmente si occupa di montaggi video in uno studio fotografico in Sicilia.
 

I titoli che vorrei

 

I titoli che vorrei, di Sarah Signorino, nasce come progetto audiovisivo affiancato alla tesi di laurea su «il film non fatto più famoso della storia del cinema», ovvero Il viaggio di G. Mastorna di Federico Fellini. Cogliendo dalla sceneggiatura-romanzo i forti echi onirici, il legame con la morte, un personaggio contraddittorio inserito nel mondo dell’arte, l’intero lavoro ha inevitabilmente seguito una direzione propria prendendo forma nel genere mockumentary, che ha permesso di inscenare il reale interesse della laureanda S.S. -la quale ha finito per vestire i panni di co protagonista del suo stesso lavoro- verso l’oggetto della sua ricerca.
Da sempre affascinata da un regista che non ha mai girato il suo più caro film anni addietro, la studentessa riesce finalmente ad ottenere un incontro con lui grazie all’amicizia che legava l’uomo al nonno di lei, da poco venuto a mancare. La ragazza decide di documentare l’incontro e farne oggetto della sua tesi, intenzionata a scoprire il motivo per cui il film non è mai stato realizzato. Ma il regista, che ora esprime la sua arte con altri mezzi, è restio nei confronti della studentessa e sembra deciso a non raccontarsi.

Durante le riprese del mokumentary, il confine tra realtà e finzione si è reso molto sottile, in linea con il genere.