Cannes 1/3: Marciapiede, il cortometraggio

Intervista a Christian Filippi, che parla del suo cortometraggio selezionato allo Short Film Corner

Liliana, una prostituta di 51 anni, non lavora più come una volta. Non potendo più pagare l’affitto, il padrone di casa la forza ad andarsene. Proverà nell’unico modo che conosce a riprendersi la propria vita. Questa è la trama di Marciapiede, il cortometraggio realizzato da Christian Filippi, studente Rufa al terzo anno del corso di cinematografia, e selezionato a Cannes nell’ambito dello Short film corner. «Il progetto nasce a Novembre 2014, all’interno del corso di cinematografia tenuto da Claudio Giovannesi – spiega Christian – l’esigenza di voler raccontare la storia di una prostituta vecchia mi ha spinto a fare quasi due mesi di documentazione sul campo, nelle zone di Quarticciolo ed Alessandrino, nella limitrofa via Palmiro Togliatti. Le riprese si sono svolte nel mese di febbraio 2015 nei quartieri di Cinecittà e Pigneto, per la durata di 1 giorno e 2 notti». Una storia dura, tratta da aneddoti ispirati alla realtà e riadattati sottoforma di sceneggiatura. Una realtà amara, dura, ma fatta da persone che cercano di rialzarsi e di trovare un modo per riscattarsi.

Com’è nata la tua passione per il cinema?
«Finite le scuole medie ho deciso di studiare all’istituto di stato per la cinematografia e la televisione Roberto Rossellini, quindi già a 14 anni ero orientato verso questo percorso. Mi piaceva molto andare al cinema o guardare i film a casa. Man mano, con la maturità e agevolato dal fatto di studiare già in una scuola di cinema, la mia passione è cresciuta sempre di più, grazie anche ai professori che trasmettevano un grande amore verso questa disciplina».

Ci sono dei registi che hanno segnato il tuo percorso artistico e formativo?
«I miei punti di riferimento sono sicuramente i fratelli Dardenne, ma anche Pier Paolo Pasolini, Gianfranco Rosi o Werner Herzog, per il loro rapporto con la realtà e la verità, guardo anche molti documentari di contenuto sociale. Un altro regista che mi ha segnato particolarmente è Andrej Tarkovskij, lui più di ogni altro mi ha fatto riflettere sul tempo e sul modellare il tempo con il cinema. Marciapiede infatti per me non è altro che l’unione di questi due elementi, realtà e tempo».

Il tuo cortometraggio è stato selezionato allo Short film corner di Cannes. Cosa rappresenta per te questo successo?
«E’ sicuramente un bel traguardo ed una bella soddisfazione, certamente sono cosciente che questo non rappresenta ancora nulla, è solo un piccolo gradino in una scala grandissima».

Un cortometraggio radicato nel sociale che lascia poco spazio a visioni ottimistiche. Come mai una scelta così netta?
«Marciapiede sicuramente ha un contenuto sociale molto forte, nasce da un lavoro di documentazione in strada e da spaccati di vita vera, credo fortemente nell’importanza che il cinema può e deve avere all’interno della società, facendo emergere le problematiche che ci circondano. Non sono d’accordo sul fatto che non lasci spazio a visioni ottimistiche. Scrivendo il finale ho voluto dare un segnale di speranza: Liliana, che con grande dignità si rialza da terra, si pulisce con cura e poi mangia circondata dalle voci dei bambini. Volevamo molto far emergere le problematiche di questo personaggio, ma volevamo anche sottolineare la speranza verso il futuro che c’è in lei».

In base a quali criteri sono stati selezionati gli attori?
«Il primo selezionato è stato Riccardo Festa, il cliente, che ho conosciuto a un corso di fotografia cinematografica quest’anno, lui è un attore da molti anni e l’ho trovato perfetto per la parte in cui ha recitato, dove cercavo un uomo normale, molto distinto, con un viso piuttosto timido. Lui poi mi ha presentato Cristina Golotta, la protagonista, prima di lei avevamo visto molte attrici e non attrici, ma nessuna ci aveva colpito, con lei invece è bastato prendere un caffè in un bar di San Lorenzo per assegnarle la parte, aveva già lavorato su ruoli simili e si è trovata molto bene, ha fatto un grande lavoro sull’accento e sui dettagli, insieme la sera prima del corto siamo andati nelle vie dove avevo fatto la documentazione per conoscere ancora meglio i movimenti e i gesti da fare e per vedere da vicino la realtà che saremmo andati a raccontare. Marco Bomba invece ha risposto agli annunci che avevamo messo su internet, ed anche con lui non ho fatto un provino su parte, ma una chiacchierata, da quando l’ho visto ero deciso su di lui, mi affido molto all’istinto e al primo approccio con gli attori, infatti penso che per quanto possiamo lavorarci insieme, se una parte non è cucita all’attore, non lo sarà mai, neanche dopo mille prove. Le tre ragazze che interpretano le prostitute e i due altri clienti sono amici a cui ho chiesto il favore di affrontare con me questa piccola avventura e che non si sono tirati indietro».

Che ruolo ha avuto l’Accademia nella realizzazione del lavoro?
«Sicuramente l’accademia è stata fondamentale, senza le opportunità che ci offre non avrei mai girato Marciapiede e soprattutto non avrei mai conosciuto Claudio Giovannesi, il docente che mi ha seguito dalla scrittura del soggetto al montaggio e da cui ho preso grandi spunti e moltissimi insegnamenti. Inoltre l’accademia offre l’occasione di ampliare le proprie vedute ed interagire con le altre discipline artistiche, devo molto ad alcuni professori tra cui Alessandro Carpentieri, Raffaele Simongini ed Andrès Zabala per la mia crescita in questi anni, spero di poter continuare a collaborare con Rufa anche una volta finito il mio percorso di studi».

Pensi che l’esperienza di questo corto ti possa aprire nuove porte? E Cannes?
«Questo per me è solo un piccolo primo gradino, ma sono certo che l’opportunità di presenziare al Festival ci darà occasione di stare a contatto con produzioni ed altri autori, per allargare la nostra cerchia di conoscenze. Spero che la vita di Marciapiede continui anche dopo Cannes in altri festival ed altri circuiti. Comunque, al di là di come andranno le cose, continuerò sempre a scrivere e a credere in storie come questa».