Sacha Turchi, censo

Negli spazi di Interno 14, l’artista presenta fino al 30 giugno un lavoro che parla di famiglia, trasmissione e individuo

Via Carlo Alberto è una strada a pochi passi dal fasto di Santa Maria Maggiore, proprio a fianco del caos di Piazza Vittorio a Roma. Per arrivare negli spazi di Interno 14 bisogna entrare da un portone qualsiasi di un palazzo qualsiasi, su in alto al quarto piano di tante scale che girano attorno a un cortile interno. In fondo alla salita si trova una porta aperta, si ha la sensazione di entrare in un appartamento, con la calda atmosfera intima di uno spazio privato. Ci si sente quasi di troppo ad entrare in quell’ambiente così distante dall’abituale circuito delle gallerie romane. Il lavoro di Sacha Turchi, studentessa Rufa, è quanto di meglio sarebbe possibile sposare con un contorno di questo tipo, un’immersione in una dimensione così privata e così adattabile a ciascun individuo. «Il titolo della mostra è Censo, che ha a che fare con l’idea di censimento, quindi di nucleo familiare – racconta l’artista – ma anche con l’idea di trasmissione, di individuo». Proprio l’individuo è il fulcro di un corpus di opere che ne indagano l’equilibrio interno e le relazioni col mondo.

L’individuo è il risultato di una trasmissione che viene da chi viene prima in una scala temporale. La storia di Sacha è frutto della presenza di sua madre, ancora prima sua nonna fino ad arrivare alla sua bisnonna. Un nucleo familiare che si arricchisce, che si ripete con i suoi schemi prestabiliti come le piante che seguono il loro corso di sviluppo, che nascono da un seme e producono frutto, così legate alle loro genitrici ma anche così indipendenti. L’individuo ha a che fare con la sua dimensione interna, con le forme di energia sedimentate al suo interno, che hanno forme che assomigliano a quelle che si sono tramandate nel tempo. L’individuo ha a che fare con le sue relazioni col mondo esterno, con un bulbo che germoglia nel lettino di una cameretta, con una spina dorsale che diventa una treccia femminile, con un’altalena sospesa. “A te Bisnonna, Nonna, Madre e donna. Colei che ha gettato il seme di una famiglia […]. Ti ringrazio per essere stata forte nel resistere ad un qualcosa che oggi scelgo di abbandonare, diventando fiore sano in grado di impollinare”, recita l’artista. In una ricerca che racconta l’equilibrio fragile e così complesso dell’essere umano, che da un bulbo primigenio si sviluppa prendendo forma come fanno le piante, Sacha racconta il suo momento di evoluzione. Censo è la descrizione di uno status attraverso le sue ricchezze, non in termini di beni materiali, ma di quello che resta.

Fino al 30 giugno 2015 su appuntamento, Interno 14, Via Carlo Alberto 63, Roma; info: www.sachaturchi.com