Riccardo Federico

Classe: 1996
Nazionalità: Italiana | Italian
Corso di laurea: Cinema

 
Riccardo Federico arriva a Roma nel 2014 all’età di 18 anni per frequentare alla RUFA il corso di Cinema. Durante questi anni conosce le sue compagnie più strette di lavoro che si porterà avanti nel tempo e durante questi anni ha opportunità di lavorare sia all’interno dell’accademia che fuori, producendo cortometraggi, spot, videoclip e documentari. Nel 2016 produce “Fruscìo”, suo primo cortometraggio da regista autoprodotto ed organizzato da membri del Centro Sperimentale del Cinematografia. Il 2017 però è l’anno che cambia la mia persona, producendo “Un mestiere qualunque” a Marzo e “ ‘a Lampara”, il mio documentario durante l’estate. “Un mestiere qualunque” è stato fondamentale consentendo a lui ed al suo collega, compagno di classe ed amico Matteo Di Vincenzo di andare personalmente al Festival di Cannes 2018 a promuovere e distribuire in sala il cortometraggio, mentre allo stesso tempo il documentario è stato distribuito in tutta Italia ed andato in onda sulle reti televisive. A seguito della laurea conclude nel 2019 un Master in Gestione della produzione cinematografica presso LUISS Business School, consentendogli nel 2020 (periodo Covid) di organizzare e produrre con l’azienda MAESTRO SRL, la maggior parte di tutti i videoclip italiani in circolazione (Gazzelle, Ghali, Dardust, Emma Marrone etc.). Attualmente ho finito la sceneggiatura del mio prossimo cortometraggio e sono alla ricerca di aziende disposte a produrlo.
 

‘a Lampara. Come e perché ho girato a casa mia

Il documentario come scelta estetica, ma anche etica, a partire dai lavori pionieristici di Vittorio De Seta, passando per Federico Fellini (e il fratello minore Riccardo), e Werner Herzog. Un racconto autobiografico che parte dalla Calabria e racconta la passione per l’immagine e il suono. Un periplo sentimentale e personale per raccontare la bellezza di un genere fondamentale che ha fatto la storia del cinema, ma troppo spesso viene sottovalutato.

Il soggetto del documentario è la festa della Santa Madonna del Rosario di Pompei, una cerimonia religiosa con un’impronta fortemente popolare che vede ripopolarsi il paese di Vibo Marina, altrimenti abbandonato dalle persone che migrano verso altre città.