La mia morte - La più vuota delle immagini. Graphic Design Exhibition

La mia morte. La più vuota delle immagini.

Exhibition di fine anno degli studenti di Graphic Design. A cura del docente Enrico Parisio.
Inaugurazione lunedì 25 luglio alle 17:00, RUFA Space, via degli Ausoni 7.

Autori:

Lorenzo Lauro, Adriano Aureli, Carolina Autili, Desireee Dikoume, Gabriele Boccini, Gioia D’innocenti, Giulia Iosa, Hafsa Islam, Niccolò Di Ferdinando, Raffaele Iannone, Silvia Giannetti, Elisa Droisi, Eugenio Poli, Cristina Tomassi, Alex-Dan Zaharia, Rani Rosati, Saadat, Livia Rosati, Samed, Alice Attanasio, Matteo Francescon, Gianmario Palombo, Cristina Tomassi, Agnese Troncone, Afik Shitrit, Claudia Fracassi, Luca Amato, Sofia Paciotti, Gabriele Boccini, Flavia Chiappini, Gioia D’innocenti, Ilaria Bucci, Paolo Berardicurti, Giulia Massoni, Saverio Tozzi, Ilaria Sanguinetti, Agnese Troncone, Lisa Romanato e Gianmario Palombo.
 
Si nasce e si muore, è la vita! Non è uno scandalo morire, è previsto: ci sono i medici legali che hanno l’ultima parola sulla questione, ci sono gli aspetti giuridici riguardo la successione dei beni, ci sono i cimiteri che ospitano e ci ricordano chi non c’è più, ci sono questioni politiche sul diritto inalienabile o meno al fine vita… Già, ma noi guardiamo sempre la morte di un altro, non la nostra morte. La morte è vista da chi è in vita, e la traduce in aspetti legali, politici, rituali, religiosi, politici: ma la mia morte, sì, proprio la mia, quella di Ivan Il’ic, è dicibile attraverso il vocabolario della vita? La cultura occidentale delle risposte le ha date.

L’antichità classica ci dice che la storia, in quanto accadere di eventi nella Natura, è eterna, poiché tale natura si rigenera da sé stessa, muore e rinasce in un ciclo infinito, basti guardare l’alternarsi delle stagioni. E l’uomo, in quanto elemento della natura, è necessariamente immortale come specie, ma la forma singola dell’uomo determinato è destinata inevitabilmente all’annientamento, al non essere. Qui è tutta la concezione tragica antica sul destino dell’uomo, sul suo “essere mortale”: rinascerà, ma sotto altra forma, invece quella forma singolare che è la persona, il soggetto, sparirà per sempre.

Ma l’interrogativo più radicale ci viene dall’antico Egeo, dai frammenti di Eraclito:
«Le cose nascono e periscono simultaneamente»
«Non l’una dopo l’altra, ma insieme le cose nascono e periscono»
«Il momento della nascita e il momento della morte sono lo stesso istante».

Non il niente, nec entem, ma proprio il nulla, nec hilum: siamo sicuri che, una volta spente le nostre luci (non quelle di un altro), il mondo, per quello che conosciamo da vivi, continui a esistere?

 
Leggi il testo critico completo di Enrico Parisio
 

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La mia morte
dal 25.07.2022 al 29.07.2022
Via degli Ausoni, 7

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