Cannes 3/3: Sticla

Intervista a Mario Russo, che racconta il suo cortometraggio selezionato allo Short film Corner

A volte le immagini riescono a oltrepassare le barriere del linguaggio, superandole, riuscendo da sole raccontare una storia. Questo è quello che succede in Sticla, il cortometraggio diretto da Mario Russo, studente Rufa di cinema, selezionato a Cannes nell’ambito della sezione Short film festival. Caratterizzato da un solo dialogo, basato su una storia vera, Sticla racconta le tragiche vicende di un vagabondo di origini rumene, arrivato in Italia per cercare fortuna, inseguendo la falsa speranza di trovare un lavoro e il sogno di vivere con la donna che ama. Ma desiderio e realtà molto spesso non combaciano, e così il protagonista, Costel, si trova a far fronte a una serie di ostacoli che non aveva previsto e a fare i conti con un passato che ha tradito la sua fiducia e le sue aspettative. Lunghe inquadrature scandiscono il tempo che, lento, segue i passi di una persona che vive in bilico tra speranza, rassegnazione e desiderio di rivalsa.

Com’è nata la tua passione per il cinema?
«A 8 anni, dopo aver visto il film Contact di Robert Zemeckis, ho iniziato a fantasticare sul fatto di poter dirigere io, un giorno, un film del genere. Così mi sono avvicinato al cinema, riprendendo tutto quello che mi capitava con una camera Panasonic a cassette. Facevo molte fotografie anche con una vecchia macchina a pellicola e una polaroid che ormai è rotta. Così, fare film, inventare storie e riportare la realtà su schermo è diventato il mio sogno».

Ci sono dei registi che hanno segnato il tuo percorso artistico e formativo?
«Penso che i film di Zemeckis, appunto, abbiano segnato il mio percorso artistico, a cominciare da quello che è diventato il mio preferito, Forrest Gump, il pluripremiato agli Oscar del 95’. Venendo in accademia mi si è aperto un mondo dopo aver visto Koyaanisqatsi, un film-documentario che mi ha fatto comprendere come il cinema sia arte visiva, scoperta che ha condizionato molto il mio percorso, visto che quasi tutti i corti che ho diretto sono molto poveri di dialoghi e lasciano molto alla pura visione, come Sticla, che è caratterizzato da un solo dialogo. Mi ha accompagnato molto durante questi anni Christopher Nolan, ma anche Michael Mann, protagonista della mia tesi di laurea».

Il tuo cortometraggio è stato selezionato allo Short film corner di Cannes. Cosa rappresenta per te questo successo?
«Rappresenta tantissimo, ma non penso solo a me stesso ma a tutti quelli che hanno creduto in me e in questo progetto, l’attore protagonista Matt Patresi in primis, senza di lui questo corto non sarebbe lo stesso. Poi penso tantissimo alla fantastica troupe, questo successo va sicuramente a loro ed è merito di tutti, dal primo all’ultimo».

Un cortometraggio radicato nel sociale che non lascia molto spazio a visioni ottimistiche. Come mai una scelta così netta?
«Roberto Saviano era già un eccelso scrittore da quando era adolescente, eppure i suoi fantasiosi racconti non piacevano molto; in seguito il suo editore gli disse di guardare fuori dalla finestra, così nacque Gomorra. Spinto dal professor Giovannesi, ho fatto in piccolissima parte la stessa cosa di Saviano. Avvicinandomi a un vagabondo che incrociavo sulla mia via per andare in accademia ogni mattina, scoprì che era rumeno e parlava solamente la sua lingua. Aiutato da un mio amico della stessa nazionalità, mi raccontò la sua storia, triste e forte allo stesso tempo. Decisi di adattarla a un corto e da lì nacque Sticla, ispirato completamente a una storia vera che mi aveva appassionato».

In base a quali criteri sono stati selezionati gli attori?
«Inizialmente avevo pensato di far interpretare il ruolo da protagonista a Costel, il vero vagabondo, ma il mio amico, nonché direttore della fotografia del corto, Mohamed Hossameldin, mi propose di far interpretare il ruolo a Matt Patresi, un attore con cui avevamo già lavorato sul set di un film. Da subito capimmo che era la scelta più adeguata. Monica Seller invece, mi è stata presentata dal mio aiuto regia, Stefano Scamardella, e anche lei è perfetta nelle vesti di una figura femminile divisa tra il bene ed il male. Sorin Cirlan, infine, è l’unico attore rumeno del cast, propostomi dall’Associazione Culturale Rumena di Roma».

Che ruolo ha avuto l’Accademia nella realizzazione del lavoro?
«L’idea del corto è cresciuta tra quelle pareti, dal confronto con i compagni e soprattutto con il docente del corso di cinematografia, Claudio Giovannesi, che ringrazio tantissimo. Quest’ultimo è stato presente in tutte le fasi della realizzazione è da lui ho ricevuto consigli molto utili anche in fase di regia ed impostazione».

Pensi che l’esperienza di questo corto ti possa aprire nuove porte? E Cannes?
«Spero di sì, anche per tutti quelli che hanno creduto e credono ancora in me e che mi danno la possibilità di continuare a crescere insieme e di fare sempre meglio».