Fine arts

Raid il progetto di Federica Baggio che va oltre l’artista

Una diplomata RUFA, Federica Baggio, un progetto denominato Raid, l’hub culturale di Dolomiti Contemporanee, l’ex villaggio Eni di Borca di Cadore e il consueto desiderio di percorrere le nuove vie dell’arte.

Raid è un progetto “site specific” che intende attuare un processo di “ricosmizzazione”. Si plasma così un percorso evolutivo tramite la creazione di un giardino che estenda i suoi limiti autonomamente, da un punto di vista sensibile, più che intellettuale, per dare forma e sostanza a un microclima olfattivo, tattile, visivo ed emotivo che palesi il “luogo” come non sottostante ma includente il sé.

Raid si costituisce dello studio, teorico e sul campo, delle condizioni specifiche di spazio, luce, temperatura, umidità, pressione atmosferica: per i primi 12 mesi di Progetto Raid, nel dormitorio del 1°piano del padiglione F2, sarà installata una data station meteorologica così da ottenere dati e poterli analizzare in maniera continuativa attraverso le stagioni, disegnandone un prospetto realistico e completo. Contemporaneamente si vaglieranno le varie soluzioni da predisporre affinché la vita del giardino si perpetui in maniera autonoma. Il tutto sarà documentato da diari, foto e video dell’intero processo. Immaginando di realizzare un giardino in uno degli ex dormitori della Colonia, si vuole instillare una condizione di cambiamento del Luogo affinché esso entri in una nuova fase della sua realtà, della sua storia. Un’invasione pacificante e curativa delle specie vegetali e fitoterapiche che, crescendo in seno all’architettura, concorrano a rigenerare lo spirito di chi attraversa questo spazio.

«Si prefigura – afferma Federica Baggio – la possibilità di un’invasione, mutamento, espansione di questo giardino all’intero padiglione, sino al ricongiungimento con il bosco esterno. Le specie vegetali da me selezionate hanno tutte proprietà tradizionalmente officinali poiché il mio processo di creazione verte sull’attuazione della funzione curativa e ricostituente di questo giardino su tutti i livelli, pensando un’invasione pacifica che, crescendo nel dormitorio, ne rigeneri lo spazio, ma soprattutto lo spirito. Così che, sotto un nuovo volto, il genius loci di un’architettura nata per l’essere umano nella natura, persegua una nuova antiutopia di essere umano come natura. Progetto Raid nasce con me, ma diverrà senza di me; lo riconosco come mondo a sé proiettato nel futuro».