Painting

Dominique Catton partecipa al Ravy festival 2016

Sarà l’unica artista italiana presente all’evento meglio conosciuto come Biennale di arti visive di Yaoundé

L’ex studentessa RUFA Dominique Catton sarà l’unica italiana presente al Ravy Festival 2016, la rassegna meglio conosciuta in Europa come la Biennale di arti visive di Yaoundé, in Cameroun. È uno degli eventi cardine della scena contemporanea africana. Una scena che Dominique conosce e frequenta da tempo. Per questo le sue fotografie hanno convinto il direttore artistico dell’iniziativa, Serge Fouka Olivier. Dalla conversazione tra i due è nata un’interessante pubblicazione su insideart.eu. Alla Biennale, ha spiegato Dominique «esporrò 4 lavori, 2 recenti che appartengono al ciclo africano, consistenti in un progetto fotografico intitolato “Foresta Sacra” che racconta la storia di un re, Sibilumbaï Diedhiou, che vive all’interno della foresta di Casamance in Senegal. Riceve i suoi visitatori ai margini di un’area protetta da alberi centenari conosciuti solo in questa parte del mondo. Le sue gesta sono gentili, la sua voce profonda. Anche se non detiene nessun potere politico è uno degli ultimi Re rimasti in Senegal. Nel suo sguardo si leggono tristezza e nostalgia per quel tempo in cui si chiamava Olivier e lavorava come meccanico nella capitale Dakar. È una storia umana che parla di sacrificio e privazione oltre che di onore e riconoscenza. Il secondo lavoro è un video a più canali che ritrae scene di vita quotidiana di un’antica popolazione che vive ai margini del fiume Niger in Mali, I Bozos, considerati I ”maestri del fiume”. Lo considero ai margini tra la video d’arte ed il documentario, mostra usi e costumi di una popolazione come fosse una finestra sul mondo. Non vi è narrazione, solo suggestioni di immagini e suoni, che si spengono e si accendono creando un ritmo visivo ed emotivo che lascia l’impressione dell’esperienza. Gli altri due lavori invece appartengono alla mia produzione precedente al ciclo africano. Il primo, Viaggio a Zer0, è un progetto fotografico e poetico, un dialogo intimo, testimonianza di un’interiorità che si dispiega nelle opere che presento. In questo lavoro affronto il disagio dell’uomo moderno in relazione all’incapacità di ritrovare, riconsiderare e godere del tempo da dedicare ai sentimenti primari, all’ascolto dell’anima ed all’arricchimento interiore minacciato e compromesso dalla pressione che il sistema economico e culturale impone alle nostre vite. Un percorso di conoscenza che vuole avvicinare il fruitore al sentire del mondo, condurlo attraverso diversi canali comunicativi in uno spazio di silenzio che si realizza in azione. L’ultimo è Till You è un video del 2012. Anche qui ritornano gli elementi di cui abbiamo parlato prima come centrali nei miei lavori: il legame con la luce, la potenza delle sue rifrazioni e la partecipazione onnipresente della natura. Ma in questo lavoro essenzialmente autobiografico ho inserito anche un altro elemento, la narrazione. Ho voluto raccontare attraverso questo registro un viaggio che sto ancora vivendo, un viaggio i cui confini sono ancora indefiniti. E’ un percorso che fa rumore (da qui il rumore del treno che però sfugge e si cela allo sguardo come qualcosa di materiale e non essenziale ai fini del racconto) fatto di tappe e di moti , che porta con se e coinvolge nella sua corsa legami affettivi, pensieri, progetti futuri e uno sguardo sempre diverso sulla realtà che ci circonda. E anche essa, come gli oggetti illuminati, cambia continuamente. Till you esorta (nel titolo) e insieme nega (di fatto) un arrivo».

Perché hai scelto la fotografia e l’arte digitale come mezzi espressivi? Le ha chiesto poi il direttore. «È stato casuale – risponde Dominique – al tempo in cui studiavo alla Rome University of Fine Arts (RUFA). Ho scoperto nel linguaggio fotografico un’efficacia ed un’immediatezza particolari per documentare ed esplorare tematiche personali, intime e complesse quali la riscoperta della dimensione spirituale nel quotidiano ed il senso dell’esistenza. A New York ho approfondito la mia conoscenza della fotografia scoprendo che potevo dipingere con il video, utilizzare le immagini in movimento, come fosse pittura».

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